La coscienza dei sindaci francesi
Il Consiglio costituzionale francese ha deciso che non va riconosciuta la “clausola di coscienza” ai sindaci e ai loro aggiunti che si rifiutano di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Non ammette nemmeno che siano delegati, al posto dei renitenti, altri rappresentanti dello stato, perché così si metterebbe in discussione l’identità assoluta, voluta dalla legge sul “mariage pour tous” varata in aprile, tra il matrimonio tra un uomo e una donna e quello omosessuale. In più di ventimila, tra sindaci e aggiunti, avevano chiesto in questi mesi di essere esonerati da qualcosa che ritengono contrario ai loro convincimenti, non solo religiosi.

Il Consiglio costituzionale francese ha deciso che non va riconosciuta la “clausola di coscienza” ai sindaci e ai loro aggiunti che si rifiutano di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Non ammette nemmeno che siano delegati, al posto dei renitenti, altri rappresentanti dello stato, perché così si metterebbe in discussione l’identità assoluta, voluta dalla legge sul “mariage pour tous” varata in aprile, tra il matrimonio tra un uomo e una donna e quello omosessuale. In più di ventimila, tra sindaci e aggiunti, avevano chiesto in questi mesi di essere esonerati da qualcosa che ritengono contrario ai loro convincimenti, non solo religiosi. Ma chi si rifiuta rischia fino a cinque anni di prigione e 75 mila euro di multa, ha minacciato il ministro dell’Interno, Manuel Valls, in una circolare diramata alle prime avvisaglie di ribellione. La politica del braccio di ferro ingaggiato dalla maggioranza al governo con metà del paese – il matrimonio gay è stato approvato in pochi mesi, senza un vero dibattito e nonostante le grandi e perduranti proteste – ha trovato così una sponda nel Consiglio costituzionale, che ha dichiarato la circolare Valls conforme alla Costituzione. “Una decisione liberticida”, che nega il diritto e obbedisce alla politica, ha protestato la nuova portavoce della “Manif pour tous”, Ludovine de la Rochère. E mentre il Partito socialista ha chiarito in un comunicato il senso di ciò che è accaduto ieri (“questa decisione deve mettere fine alle resistenze all’applicazione della legge della Repubblica”), l’altro portavoce della “Manif”, Tugdual Derville, dice che in Francia “la democrazia si sta facendo totalitaria”.